Aggiornamento Elenco Caduti: Antonello Sineni

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Antonello Sineni ( 43 anni )

Ucciso a Lucca il 18 ottobre 1994

LUCCA – C’ è un killer con un fucile da caccia puntato sulla città. Ha ucciso e ferito. Sempre di notte, sempre guardie giurate. Una roulette russa che spaventa, colpisce alle spalle. Due volte in dieci mesi, la prima a gennaio, l’ ultima martedì scorso. Lucca ha paura. Venerdì sera c’ è chi ha telefonato alla sede dell’ agenzia di pubblicità Manzoni per avvisare che presto sarebbe morta un’ altra guardia giurata. E qualche ora più tardi, nella notte, qualcuno ha sparato un colpo di pistola 7,65 e lasciato sul marciapiede ventotto proiettili dello stesso calibro. Le hanno trovate un carabinieri alle tre, a poche centinaia di metri da casa di Antonello Sineni, il vigilantes ucciso martedì. Potrebbe esserci un filo sottile e inquietante fra gli spari, le telefonate, gli agguati, le minacce. Un filo che sfiora la trama di un’ altra storia mai chiarita. Il suicidio di Tiziano Benigni, 27 anni, anche lui guardia giurata. Lo trovarono morto la sera del 5 aprile 1993, disteso sulla sua macchina di servizio, vicino allo stadio della Lucchese. Crisi depressive, dissero. Ma il padre non ci ha mai creduto, e ora dice: mio figlio “non era depresso. E poi era mancino, e la pistola invece la trovarono sulla destra. Senza quattro colpi fra l’ altro. Qui c’ è un maniaco e deve essere fermato…”. Un altro mistero, ancora paura. Gli effetti si vedono già. Le guardie giurate delle tre agenzie della città non girano più da sole la notte. Si muovono in coppia, fra le strade dove polizia e carabinieri hanno aumentato pattuglie e servizi di controllo. Tutto in attesa della prossima mossa del killer. Ormai manca solo la conferma della perizia, ma chi indaga è convinto. I segni sui bossoli ritrovati lasciano pochi dubbi: il fucile che ha ucciso Antonello Sineni, 34 anni è lo stesso che ha ferito alle spalle Andrea Macchia, anche lui vigilantes, aggredito nel piazzale di un distributore la notte del 28 gennaio. Che succede? Succede che in giro, libero di colpire, c’ è un folle con un fucile da caccia. Le vittime non hanno legami. In comune solo la divisa, e la fama di bravi ragazzi. Probabilmente l’unica colpa era quella di voler fare il proprio dovere.

Fonte: Repubblica

Segnalato dall’ App. Maurizio Antonelli

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